Nel covo dei coccodrilli di mare

Ricercare l’angolo di paradiso nei nostri viaggi, è un must. Per angolo di paradiso si intende spiaggia con sabbia bianca e fine, stile borotalco, semi deserta,dove spalmarsi per scaricarsi dalle tensioni e dalle fatiche del viaggio, palme o altre piante tropicali che penzolano sulla spiaggia creando zone d’ombra rifocillanti, mare calmo dalle acque limpide e trasparenti, il cui colore varia dal celeste chiaro al turchese, placato dalla presenza di una qualche barriera corallina La location deve essere assolutamente lontana da villaggi turistici, e fuori dai circuiti del turismo di massa, sono preferibili isole semi sconosciute che per visitarle da nord a sud, si impiega massimo mezza giornata in macchina o in motorino, e che per arrivarci non sia proprio così semplice.
Riuscire a soddisfare tutti questi punti non è facile, ci vogliono ricerche specifiche e accurate che richiedono non poco tempo. E l’India è stato uno di quei posti dove siamo riusciti a trovare il nostro angolo di paradiso: Havelock.
Havelock è una piccola isola che fa parte dell’ arcipelago delle isole Andamane e Nicobare, sito nel mar delle Andamane appunto.In questo arcipelago sono poche le isole in cui possono approdare i viaggiatori, poiché quasi tutte sono aperte solo agli Indiani. Più vicino alle coste della Thailandia e della Birmania che a quelle indiane, gli abitanti hanno un aspetto che ricorda la popolazione del sud est asiatico. Ma il carattere, lo stile di vita sono decisamente indiani. la cucina èindiana con influenze tailandesi.
Per arrivare a Havelock, bisogna prima passare dalla capitale dell’arcipelago, Port Blair, Un’isola grande più o meno come l’Elba, in cui però non abbiamo trovato il nostro angolo di paradiso. Spiagge si carine, ma il mare non possiede i requisiti da noi richiesti. Inoltre nella maggior parte del tratto di costa sono presenti le mangrovie, che a me decisamente non fanno impazzire. Queste spiagge sono infestate da coccodrilli di acqua salata. Alcune sono proprio chiuse al pubblico perché invase da questi “simpatici” rettili. Insomma non mi sembrava proprio il caso di avere come compagno di tintarella un coccodrillo.
Il collegamento principale per spostarsi sulle altre isole (Piccola Andaman, Grande Andaman, e havelock), è il traghetto. Esistono due compagnie private ed una statale. E sono spesso piene, quindi va prenotato il biglietto perlomeno con un giorno di anticipo. Esiste anche un servizio di elicottero, non costa tantissimo, ma viene confermata la vostra presenza solo all’ultimo minuto, perché i posti sono solo 15 e prima dei viaggiatori hanno priorità i diplomatici e i militari, e le persone che hanno bisogno di cure urgenti. E se siete così fortunati da poterci salire, il vostro bagaglio non potrà superare i 5 kg.
Comunque sia dopo mille peripezie, riuscimmo ad arrivare ad Havelock. L’isola è davvero un paradiso, e lo si capisce appena si approda nel piccolo porticciolo. Atmosfera tranquilla e rilassata, qualche tuk tuk neanche troppo invadente, piroghe di legno attraccate al molo, un localino dove i turisti attendono la partenza dei traghetti, e poco più. Un’ unica strada collega le due coste, quella orientale sede di qualche casupola di pescatori, a quella occidentale, più selvaggia dove vi è la più bella spiaggia dell’isola:la numero 7. Inutile dire che questa era già stata nominata come nostro angolo di paradiso. E così fu. Una mezza luna lunga più di 2 km di spiaggia bianchissima dalla sabbia stile borotalco, incastonata tra la verde e lussureggiante giungla e tra le acque cristalline e trasparenti dell’ oceano, frequentata solo da qualche pescatore tamil, qualche indiano e sporadici viaggiatori, questa spiaggia ha tutte le carte in regola per essere il vostro sogno tropicale. Così è stato per noi, un paradiso dalla quale non ci saremmo mai voluti staccare. Si può fare snorkeling, si possono fare immersioni sulla barriera corallina, si può passeggiare a dorso di elefante, si può bere un dolcissimo cocco e si può gustare del mango e dei cetrioli conditi con massaia curry, avvolti da una foglia di platano, mentre si è spalmati sulla morbida spiaggia di borotalco. Insomma, anche se l’idea della presenza dei coccodrilli di mare faceva spesso capolino per turbare la nostra mente, fu davvero difficile dopo tre giorni di completo abbandono a noi stessi, dover salutare il nostro paradiso per tornare alla realtà.

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