Alla scoperta del Kenya

Inutile dire che ero già entrata in un’altra dimensione…tutto ciò che avevo appena vissuto mi aveva marchiato a vita. Quindi per me era tutto perfetto. Cocktail di benvenuto, piscina, camera con cigno, animatori, cucina, spettacolini e villeggiatori invadenti. Tutto ciò non mi dava particolarmente noia. Alla fine quello era solo il mio tetto sopra il letto, ma il mio mondo, la mia dimensione, la mia Africa erano li fuori da quelle mura, a pochi passi da me. E niente mi avrebbe impedito di conoscerla meglio.
Il resto dei giorni furono un susseguirsi di piccole e grandi emozioni. Andare oltre le “patinate mura” del villaggio era la mia regola, non trascorsi un solo attimo in piscina nè tanto meno a bivaccare in compagnia di illusi simpatici-spiritosi turisti con cocktail alla mano.
Conobbi tante donne, ragazzi e bambini di Malindi..sopratutto loro, con i loro occhi grandi grandi, il loro sguardo dolce e ipnotizzante, il color ebano della loro pelle e la loro vivacità, mi fecero innamorare dell’ Africa.
In realtà capiì ancora di più che cosa era l’Africa, quando andammo a fare il safari di tre giorni nel parco nazionale Tsavo. Lo so, non è certo uno dei migliori parchi per il safari. Nel senso che è bellissimo e ricco di fauna ma sicuramente troppo affollato a causa della sua vicinanza alla costa e quindi ai villaggi turistici. Mi ero ripromessa che sarei tornata nell’Amboseli o nel Masai Mara. Di sicuro. O magari nel Serengeti, tra Kenya e Tanzania, per le grandi migrazioni. Comunque l’esperienza fu ugualmente unica ed indimenticabile.
L’immensità della savana.Il cielo così vicino a noi, che sembrava di poterlo toccare un dito, il silenzio della notte interrotto dal brusio di qualche animale che si abbeverava al lago. Bufali che attraversavano la strada, struzzi che correvano, giraffe che brulicavano dai rami alti e zebre che si nutrivano da quelli bassi. leopardi appollaiati sui rami, ghepardi pronti per dare la caccia ad una malcapitata gazzella, mamma, papà,e figlio elefante che si abbeveravano in una pozza. Ed ancora facoceri, ippopotami, coccodrilli, babbuini, antilopi nane e giganti, aquile, iene. Sembrava di essere nel cartone del “Re Leone”. E poi proprio lui e loro. Il re e le sue leonesse. Attimi con il cuore in gola, perché un animale così ti spiazza, ti paralizza, lo ammiri per la sua bellezza e per tutto ciò che rappresenta:forza, intelligenza, maestosità; ma lo temi inevitabilmente per il suo aspetto e il suo carattere indiscutibilmente indomabile.
Ed infine la terra rossa. la nostra culla primordiale. la nostra mamma Africa.
Tutti questi furono gli ingredienti che servirono per completare la pozione magica che servì a farmi innamorare dell’ Africa. E funziono’. Altrochè se funzionò!
Non solo innamorata, ma malata di mal d’Africa.
Ed in quel viaggio di ritorno Mombasa-Roma conclusi che la causa del mio malessere era aver scoperto un nuovo mondo così diverso dal mio, in cui la ricchezza e la povertà non contavano, ma bastava una vita dignitosa ed un sorriso quotidiano per essere pieni di gioia e vita. C’era qualcosa di sbagliato in noi occidentali, nel nostro modo di approcciare la vita. Noi avevamo tutto e loro niente, noi eravamo sempre arrabbiati e loro sempre sorridenti.…Come facevano? paradossalmente in Africa mi avrebbero potuto insegnare il loro segreto della felicità.
L’unico rimedio era tornare. Il prima possibile. Magari anche a settembre.
Non era forse giunto il momento di rimettere in discussione alcuni miei aspetti della vita, che in quel momento si erano rivelati frivoli e superficiali?
E non solo volevo cambiare me. Volevo cambiare il mondo. (sogni di una ragazza illusa e ingenua, quale ero).Dovevo fare qualcosa per quei bambini. Ma da dove iniziare?
Beh, avrei avuto sei mesi di tempo per rivedere la mia vita, ed essere pronta agli insegnamenti che l’Africa aveva da impartirmi.
Solo che dopo sei mesi non partii per il Kenya. Ma per il Brasile. Capii che non sarebbe stata la sola Africa a cambiarmi. Ma il mondo intero.
Avevo bisogno di viaggiare. Dovevo viaggiare per capire me, la mia vita e tutto ciò che mi era intorno. Viaggiare era come crescere. E lo sarà per sempre.

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