Colpo di fulmine

Il pullman. Fu lì che iniziò tutto. Quando dico di ritornare a monte per capire la mia reazione su quel volo Mombasa-Roma, dico proprio di ritornare a capire cosa successe su quel pullman. Trovati i posti, sistemato lo zaino sulla cappelliera, mi sedetti. E iniziarono a scorrere davanti a me scene di un mondo completamente diverso, immagini di una quotidianità che non avevo mai visto: mi sentivo spettatrice di un film, il finestrino era il mio schermo e gli attori non erano che le persone che incrociavo durante quello straordinario percorso.
Di cosa parlava il film? Di un mondo a me sconosciuto. Della vita quotidiana in Africa. Non potevo che rimanere in silenzio, con il viso spiaccicato al finestrino ed un lieve sorriso stampato sulla bocca (dovevo avere proprio un espressione intelligente!) Gli occhi fissi su quel mondo nuovo. Cercavo di capire i personaggi, il loro background, la storia che portavano alle spalle. Cercavo di capire la trama e gli intrecci. Ammiravo la scenografia (un’ambientazione indescrivibile) e cercavo di immedesimarmi negli attori. Bambini in fila indiana nella loro divisa blu cobalto che uscivano dalle scuole, donne avvolte nei loro colorati abiti con in testa in equilibrio precario,solo apparente, ceste di vimini stracolme di una qualsiasi necessità per la semplice sopravvivenza quotidiana… e chissà da quale posto sperduto venivano o si dirigevano….
Uomini seduti sotto l’ombra rifocillante di millenari alberi, che fumavano o masticavano qualcosa che rendeva il loro sorriso non propriamente accattivante, mentre erano intenti ad osservare con acuta attenzione ogni singolo movimento che avveniva per quella sgangherata strada… Accanto altri bambini pieni di vita, che si rincorrevano e si chiamavano tra la polvere della banchina alzata dal vento e dai motorini, con i loro vestitini stropicciati e consumati dal tempo, con i loro riccioli africani impolverati dalla terra rossa della loro mamma Africa, con la loro manina, che al nostro passare, si agitava per un saluto pieno di gioia e curiosità… capre e mucche che girovagavano nei pressi della strada, in cerca di un qualche filetto d’erba verde da ruminare, galline che sbucavano in mezzo alla strada come se scappassero da chissà quale posto infernale, e poi la savana all’orizzonte, il sole che giocava con la mia vista creando effetti sfocati in lontananza, ed il rosso della terra d’Africa, che non dimenticherò mai….
Tutto e Tutti possedevano una storia, avevano qualcosa da raccontarmi,qualcosa da insegnarmi…ma a me era data l’opportunità di vedere i personaggi solo per un istante, lo stesso istante in cui il nostro pullman sfrecciava davanti ai loro occhi.. quindi uno sguardo, un sorriso , un saluto fugace da dietro quel finestrino, erano per me preziosissimi, perché quello era il mio solo contatto con loro, il mio unico mezzo per farmi raccontare la loro storia.
E così tra scene inedite ai miei occhi, immagini indimenticabili, uno sguardo pieno di curiosità e una gran voglia di scendere per conoscere da vicino quella realtà, arrivammo al villaggio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: