Aquarela do Brasil

Ad un anno dal mio primo volo oltre continente, mi ritrovai sul mio primo volo oltre oceano. Questa volta destinazione Salvador de Bahia, Brasile. Fu un po’ un caso quello che mi portò ad essere su quel volo. In realtà doveva essere su un volo per la Spagna. Doveva iniziare la mia avventura erasmus a Madrid. Questa era la versione ufficiale. Ed invece proseguiì. Un mese in incognita in Brasile. Solo le mie migliori amiche sapevano dove ero in realtà. Lo so, fui un po’ sciagurata, ma come potevo farmi sfuggire quel volo per Bahia a soli 350 euro, che per di più faceva scalo a Madrid, proprio dove in teoria avrei dovuto fermarmi?! E poi il mio amore per l’Africa e per tutto ciò che mi riconduceva all’Africa, mi aveva portato a frequentare un ragazzo dalla pelle color ebano, brasiliano per la precisione! Quindi quale migliore occasione per andare nella sua terra?!!
Insomma la scelta era stata presa, ed io, di lì a qualche ora, sarei atterrata in Brasile.
La cosa poco intelligente che feci, fu quella di non prenotare l’hotel al mio arrivo.
Così mi ritrovai alle 1 di notte all’aeroporto di Salvador de Bahia, nella settimana del Carnevale, a fissare esterrefatta il traffico notturno davanti agli arrivi internazionali, con l’umidità che ancora una volta mi lasciava senza fiato, incredula di quanto ero stata ingenua. Diciamo che non era stata propriamente una mossa geniale la mia. E per di più non ne sapevo niente del carnevale brasiliano: a parte donne mulatte in tanga adornate di piumini e lustrini che sfilano a ritmo di samba , cos’altro dovevo aspettarmi dal Carnaval do Brasil? Ed infatti non era quello che dovevo aspettarmi dal Carnevale di Salvador!!!Le spilungone vestite di piume, quelle sono a Rio. Nel sambodromo. E a Salvador de Bahia non c’è il sambodromo, c’è la rua quella tra Ondina e Barra, dove sfila il trio eletrico (carro con musicisti brasiliani famosi), dietro alla quale ci sono i blocos (persone che acquistano una maglietta per stare dietro un determinato carro), dove intorno vengono allestiti degli spalti, sede dei vari camarotes (biglietto meno caro dei blocos, con altra musica, da dove però si vedono passare i carri). Insomma uno modo di festeggiare il carnevale a me completamente sconosciuto!! E lo appresi strada facendo.
Quando mi resi conto che non avrei potuto resistere al caos e all’euforia dell’atmosfera del carnevale senza avere nozioni sui festeggiamenti, senza preparazione psicologica e senza un hotel prenotato, decisi di prendere il primo taxi disponibile per il primo motel disponibile. Non dovevo allontanarmi dall’aeroporto. Avevo sentenziato che l’indomani sarebbe stata cosa saggia cercare un volo per un’altra città brasiliana, in cui il carnevale era un po’ meno sentito. Cioè impossibile. Ma magari in una qualsiasi cittadina sconosciuta dell’interno del Brasile, sarei riuscita a sfuggire a quel caos cosmologico.
La mattina dopo mi svegliai alle 5 del mattino, causa jet lag. Pensai:andiamo a respirare un po’ di Brasile. E così feci. Il motel era vicino ad una rodoviaria, ovvero una stazione degli autobus. e lì sì che ce n’era di aria brasiliana da respirare! Attraversai un cavalcavia lunghissimo che passava sopra una già super trafficata strada. In quel cavalcavia il mondo. Mi ritrovai all’improvviso immersa nella vita brasiliana. Bambini che vendevano collanine, donne che vendevano cocchi da bere, alcune signore agli angoli delle scale del cavalcavia che friggevano un qualcosa in un olio che emanava un’aroma davvero esotico…. E già una gran folla di gente, un via vai di persone incredibile. Ero davvero in un posto totalmente differente dall’Italia. E quello era solo l’inizio
Insomma quel momento lo ricorderò come la mattina in cui ho visto il mio primo cocco vero. E l’ho anche bevuto! Scoprire che il cocco non era piccolo e marrone, ma grande e verde, fu memorabile… Praticamente il frutto che conoscevo io non esisteva in natura: il cocco conteneva dell’acqua ed aveva una polpa che era morbida e vellutata e non dura e setacciosa! insomma i cocchi che crescono alla Coop non esistono in natura e sono completamente diversi dai cocchi che crescono ai tropici!! Furono momenti intensi quelli trascorsi con il mio primo vero cocco… come dire…il primo cocco non si scorda mai!!
Nell’euforia generale del mio stato d’animo, tra cocchi, gamberi fritti nell’ olio di dende, e atmosfera brasiliana, decisi comunque di ritornare al mio motel. Dovevo recuperare i bagagli e recarmi in aeroporto. Era giunto il momento di decidere la mia destinazione.
-“Sao jose do rio Preto????????”- L’impiegata della Tam mi fissava incredula. Il suo sguardo la diceva lunga. “voce ta doida menina”! Ingoiò la saliva, si schiarì la voce, e prima di premere invio sulla sua tastiera per confermare l’acquisto del biglietto, mi guardò dritto negli occhi e mi chiese con il suo portoghese dal marcato accento baiano: “bimba, sei proprio sicura che te ne vuoi andare oggi? Sei appena arrivata, e qui si festeggia uno dei più bei carnevali del mondo!”
-“Ha ragione signora, sarei doida se me ne andassi oggi, come dicono i suoi occhi! Non prema quel pulsante! Rimango”- Ma no, non fu questa la mia risposta. La paura di essere raggirata nella scatenata folla del Carnevale, vinse su tutto. Anche sulle semplici ma vere parole della signora: perdermi il carnevale più bello del mondo per la mia paura, paura di fidarmi troppo della gente, paura di finire nel caos, paura di venire subito a contatto con quella triste realtà del Brasile che mi avrebbe portato a giudicare e a trarre conclusioni affrettate su questo paese. Quindi : -“Signora sì, sono sicura. Prema quel tasto e confermi il mio volo, obrigada.”-
Mirassol fu la meta finale di quel tram tram. Un paesino anonimo dell’entroterra paolistano. Dove per altro abitava il ragazzo brasiliano dalla pelle color ebano. Certo fu, che lì non trovai il trambusto che regnava sovrano nel resto del Brasile,
Scopriì che il carnevale in Brasile è un po’ come il Natale da noi. Scuole chiuse, uffici chiusi, la maggior parte dei negozi chiusi, brasiliani in ferie verso destinazioni nazionali dove invece il trambusto della festa regna e come.
E così mi ritrovai in un paesino senza alcuna particolare attrattiva, ben distante 500 km dal mare, senza poter neanche fare del sano shopping. Alla fine però, tutto ciò mi permise di stringere amicizia con alcuni brasiliani e di praticare il mio primitivo portoghese che in quei giorni andava migliorando a vista d’occhio.
Il Brasile mi affascinò con i suoi mille contrasti, e scopriì che erano le persone a renderlo tale, a fare il buono e il cattivo tempo.
A Mirassol le persone si facevano in quattro per aiutarmi, per accogliermi, per aprire le loro case per me. Mi facevano sentire una di famiglia. E la cosa che ricordo con maggiore commozione sono le loro dolci parole: parole di fede, d’ amore e di speranza. Il loro credo era destabilizzante, le loro preghiere mi conducevano in una dimensione diversa, fatta di pace e quiete, riportando stabilità nel mio cuore.
Ma per delle persone così, sapevo che ce n’erano tante altre completamente diverse là fuori. Erano proprio i miei amici brasiliani a mettermi in guardia dal Brasile, dal carnevale, da Rio de Janeiro. Al telegiornale sentivamo parlare di sparatorie tra clan delle favelas e polizia, proprio alle spalle del divertimento assoluto della più famosa spiaggia del mondo, Copacabana. Mi raccontavano della loro paura di avere il febem, il carcere minorile brasiliano, a poche centinaia di km dal loro paese. la criminalità sarebbe aumentata in maniera esponenziale. La criminalità minorile era una piaga sempre più profonda del paese. Un giorno arrivò la notizia del ritrovamento del corpo senza vita di un cugino di amici, anch’egli a malapena maggiorenne. Ucciso perché entrato in un giro pericoloso. Droga. L’avevo conosciuto. Fu abbastanza sconvolgente per me apprendere quella notizia.
Per ogni “Bom dia-tudo bem?!” che mi veniva rivolto ad ogni angolo della strada da sconosciuti, ricevevo altrettante attenzioni poco piacevoli che mi mettevano a disagio. Non posso dire che mi sentivo al sicuro a camminare di sera da sola, ed anche tutte quelle mura alte e quegli aggressivi cani da guardia delle case un po’ più grandi, mi lasciavano un profondo senso di amarezza. Percepivo che gli stessi brasiliani non si sentivano al sicuro nel loro paese…. e credetemi non è una bella sensazione!
Devo dire che la settimana di Carnevale trascorsa a Mirassol, fu super propedeutica!! Ne trassi così tanti insegnamenti!! Non solo il mio portoghese migliorò, ma mossi i miei primi passi di samba, imparai a distinguere una samba da un pagode (una samba più informale suonata con una piccola chitarra chiamata cavaquinho), ascoltai per la prima volta il bossa nova, ovvero la melodia brasiliana per eccellenza dalle note distintamente malinconiche, fui invitata ad una festa in una fazenda con tanto di churrasco e musica forrò, ed imparai a riconoscere le decine e decine di varietà di frutti tropicali presenti in Brasile, e pure i loro nomi in portoghese!! E lo sapevate che il Brasile è il maggior produttore al mondo di arance?? Non sono arancioni come le nostre, ma sono verdi e più piccole. Comunque dal sapore dolce,con un sacco di succo!! Non potevo credere ai miei occhi di trovarmi davanti a dei carri stracolmi di montagne di arance proprio in Brasile!
Dopo una settimana di insegnamenti base per affrontare il Brasile e per capire di più la sua cultura, decisi di riprendere quell’aereo per tornare a Salvador de Bahia.
Ero pronta per il trambusto!!

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