La perfezione tra noi

Adesso rimaneva l’ultima tappa da affrontare con la moto: Agra, la città del superbo Taj mahahl. Enfy questa volta stava accusando seriamente la stanchezza. Lore se ne accorse: “Sere c’è qualcosa che non va”. “Cioè?” “Cioè la moto non va!”. Di nuovo il mantra. Ma alla quarta volta che lo ripetevo dentro di me, sentiì la moto rallentare e fermarsi. “Ecco! Questo non ci era mai successo!! e ora?”. Forse Ganesh non era più dalla nostra? In realtà proprio il giorno prima si era spezzata la ghirlanda di fiori per Ganesh. Ed io l’avevo rammendata alla meno peggio. Che fu quel fatto a provocare il misfatto???? Per fortuna che all’inizio del viaggio il mio spiritualismo vinse sul machismo di Lore, che inizialmente non ne voleva proprio sapere di viaggiare con quella ghirlanda su Enfy, poichè poco virile. Insomma fino a quel momento la benedizione aveva funzionato alla grande, ma quel giorno qualcosa andò storto. Perdemmo due-tre ore di tempo in mezzo a quella strada che per loro era un’ autostrada. E tutto sommato poteva andarci peggio. Poteva anche succederci il giorno prima in mezzo al niente. Diciamo che in quei momenti maledissi alcuni indiani, quelli che al solito vogliono lucrare sulle disgrazie altrui, ma in cuor mio ne ringraziai tanti altri che ci aiutarono a risolvere il nostro problema: 4 poliziotti, 2 giovani studenti, 2 camionisti, il signore del distributore con la quale comunicavamo a gesti, e sopratutto il mitico meccanico che zitto zitto e senza ascoltare le chiacchiere degli altri, ci risolse il problema.
Arrivammo ad Agra per il tramonto. E credetemi, un sole tramontare in quel modo non lo avevo mai visto: letteralmente una palla di fuoco che piano piano scivolava sotto l’orizzonte. Ok, la giornata non era stata tra le più facili, ma quel tramonto ripagò tutto. Ed il giorno dopo ci avrebbe atteso un’alba altrettanto memorabile.
Ancora assonnata, ma con l’eccitazione di un bambino nella mattina di Natale, mi stavo chiedendo cosa avrei provato di fronte ad uno dei palazzi più perfetti e magnifici del mondo. Le aspettative erano tante, e la curiosità anche di più. Mentre stavo facendo questi pensieri seduta sul tuc tuc, mi resi conto di quanto la città fosse già viva a quell’ora: gente che si recava a lavoro, turisti che già popolavano le vie intorno al Taj mahal, guide finte e guide vere, venditori ambulanti di souvenir. C’era già una fila lunghissima alla biglietteria e alla security (forse non ero l’unica a sapere che il momento migliore per visitare questo sito era proprio all’alba!!!) e dopo l’ennesimo accendino e pacchetto di sigarette cestinato in India a Lore, con ennesima litigata, ci trovammo difronte a sua maestà il TAJ MAHAL. “oh mio Dio!! Allora esiste davvero!!”. Come quelle cose che si vedono di continuo, nei libri, nelle foto, nei film, in televisione….. che rimangono sospesi tra mito e realtà, così belle, così leggendarie, così irraggiungibili. Un sogno poterle ammirare un giorno. Come le piramidi di Giza, come Petrra, come il Macchu Picchu, come Citchenitza, come le statue dell’isola di Pasqua. Viste e riviste nelle immagini. Ma quando le hai davanti nella realtà ti sembra impossibile che tu sia lì. Così fortunata.
Ed effettivamente l’edificio è bellissimo. Maestoso, imponente, candido, perfetto. Fa strano trovare una cosa così perfetta in India. Mitico, affollato, enorme. E super fotografato, da ogni angolo, da ogni prospettiva, in ogni posizione, con ogni tecnologia disponibile. Che poi mi ero dimenticata di dirvelo, ma gli indiani sono un po’ come i giapponesi: fotograferebbero qualsiasi soggetto nelle pose più incredibili. Addirittura vorranno fotografare voi insieme a loro. Insomma dimenticatevi di fare foto romantiche, solo voi e il Taj mahal, perché ci sarà sempre qualcuno sullo sfondo!! A livello architettonico il Taj mahal mi è piaciuto tantissimo . Mi permetto però di muovere qualche critica: purtroppo la spazzatura non manca neanche qui. Inutile che mi buttino via l’ennesimo accendino e l’ennesimo pacchetto di sigarette. Se non vogliono che io fumi, mi fanno un cartello con divieto di fumo, ed io non fumerò. Perché a me hanno insegnato a rispettare le regole. Magari potrebbero impegnarsi di più a mantenere e a far mantenere pulito il prato difronte ad uno dei più importanti siti culturali del mondo, che invece risulta essere trasandato in alcuni punti. Insomma, voglio dire, dato che il biglietto non lo regalano, potrebbero dedicarsi a dei dettagli che fanno la differenza. E potrebbero insegnare alle persone ad avere rispetto dell’ ambiente e delle regole. Ma anche questo argomento è cosa a sé stante.
E così dopo Agra, gli ultimi 200 km con Enfy furono su un’ autostrada vera questa volta, addirittura con spartitraffico in mezzo e guardrail ai lati. L’unica di tutta l’India del nord. Il tratto più difficile di quella tratta sarebbe stato entrate a Delhi e ritrovare l’autonoleggio del nostro mitico Lalli. Ma ormai noi tre insieme potevamo affrontare tutto. E arrivammo da Lalli trionfanti, con la moto intera, e noi anche. Inutile dire che separarsi da Enfy fu un dramma. Una compagna fedele di viaggio che non ci aveva mai tradito, che ci aveva sempre sostenuto nelle nostre pazze decisioni, che aveva lottato come una guerriera amazzone nelle strade indiane e che non si era mai arresa di fronte alle difficoltà. Ciao Enfy è stato bellissimo viaggiare con te.
Si chiudeva un capitolo di quel viaggio. Ma se ne apriva un ‘altro altrettanto emozionante: Varanasi e le isole Andamane.

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