Namaste India

Ci sono quei posti a cui si pensa come ad un miraggio, come un sogno che potrebbe rimanere tale. Oppure pensiamo che si presenterà la chance di andarci solo in un futuro lontano, quando avremo tanti giorni a disposizione, o tanti soldi, o tanta tranquillità interiore. Ecco cosa era l’India per me:un miraggio. Pensavo: “No, non ce la potrei fare adesso ad andare in India, ci vuole una preparazione mentale, devo essere forte e consapevole di ciò che mi potrebbe attendere. No, ancora non sono pronta.” Se dal kenya ero tornata in quelle condizioni, figurarsi come potevo tornare dall’ India! Così continuavo a sognare ad occhi aperti un viaggio in quello stato, mentre la mia mente creava immagini a colori della vita indiana tramite i racconti degli altri , che vedevo come degli eroi: come qualcuno che aveva raggiunto un traguardo, ovvero la stabilità interiore per poter vivere quel paese-continente.
Per il mio trentesimo compleanno delle mie amiche mi regalarono le Lonley Planet dell’ India. Lo presi come un segno del destino. Una Lonley in casa mia rappresentava una destinazione imminente. Piano piano stavo accarezzando l’idea di usare quelle guide. Stava crescendo in me la consapevolezza di potercela fare… come se forse non fosse necessario aspettare che tutte le stelle fossero allineate in una determinata costellazione e che io avessi raggiunto una maturità da 50enne. Forse bastava una Lonley Planet a farmi smuovere dalle mie incertezze. Così parallelamente a questa presa di coscienza, aumentava anche la mia curiosità. Saranno state vere tutte le storie sentite sull’India?
Poi un giorno, improvvisamente decisi che mi dovevo dare da fare per realizzare una dei miei tanti progetti: volontariato. E perché non proprio in India? Questa pazza idea mi ronzava per il cervello, e non ne voleva sapere di smaterializzarsi. Anzi:iniziai a fare ricerche online su associazioni di volontariato in India, ne contattai alcune, mi risposero alcune, e conclusi con una. Ero felicissima!!! Avrei trascorso marzo e alcuni giorni di aprile facendo volontariato presso Salaam Baalak Trust, a New Delhi, un’ associazione che si prendeva cura dei bambini di strada della città, fornendo assistenza, insegnamento e cibo. Ero super entusiasta. Avrei fatto volontariato, per di più con i bambini, per di più in India. Poiché le strutture per ospitare i volontari non erano disponibili, iniziai a fare delle ricerche su appartamenti o hotel lowcost, dove avrei dovuto alloggiare per un mese. Facendo queste ricerche mi resi conto di quanto ancora una volta ero stata ingenua. Mi erano balenate due idee per la mente: volontariato e India, solo che non era venuto fuori un buon connubio, perché scopriì che per una donna occidentale non è consigliato visitare Dheli da sola. E’ rischioso andare in giro in solitudine per le strade dopo il calar del sole. Specialmente nei dintorni di Connaught Place. E indovinate dove erano dislocate le varie sedi dell’associazione? Connaught Place, esatto. Io non dovevo visitare Nuova Delhi, ma dovevo viverci per un mese, uscendo la mattina e rientrando al calar del sole. Esposi il tutto a Lorenzo, e lui si sentì riavere costatando che avevo dei dubbi. Mi propose di cercare un altro paese dove andare per volontariato, un posto più tranquillo, tipo la Cambogia. Ma ormai avevo acceso la modalità “India” e non volevo cambiare. Cercai altre associazioni che avessero sede in città indiane più piccole. Nessuna mi rispose. Marzo si stava avvicinando. Ed io non sapevo che fare. Pensai alle suore di Madre Teresa. Non avevo bisogno di niente per fare volontariato lì. Non c’era un minimo di tempo di permanenza, non dovevo anticipare il mio arrivo, non dovevo illustrare le mie attitudini e le mie capacità. Dovevo presentarmi alla casa Madre qualsiasi giorno della settimana, eccetto il giovedì che era dedicato alle funzioni religiose, e da lì sarebbe iniziata la mia esperienza di volontariato. Non era proprio ciò che avrei voluto fare, avrei preferito occuparmi dei bambini.Adoro il loro status naif. Sono come noi grandi dovremmo essere: incontaminati, naturali, veri, spontanei. Io avrei potuto insegnare a loro l’inglese, loro avrebbero potuto insegnare a me la vita. Non avevo comunque chance se volevo realizzare questa cosa di lì a pochi giorni. Ma Lorenzo non era convinto. Era comunque Calcutta, non Poggibonsi. Decise che mi avrebbe accompagnato. Wow! Meglio di così! Gli promisi che poi avremmo fatto un giro alla scoperta di un po’ d’India, magari 20 giorni a Calcutta per volontariato e gli altri 10 a girovagare per le grandi pianure del nord. Comprammo i biglietti per Calcutta. Ma le cose non andarono come dovevano. La mia nonna venne a mancare in quei giorni in cui saremmo dovuti partire, e il mio babbo si doveva operare urgentemente in quei giorni in cui saremmo dovuti tornare. Posticipata l’andata e anticipato il rientro, il nostro viaggio si accorciò notevolmente:17 giorni. Avevo promesso un viaggio a Lore, e non aveva molto senso stare con le suore per soli 7 giorni. Rinunciai al volontariato.
Fu così che una serie di eventi, paure e considerazioni, mi portarono quella mattina del 22 marzo a imbarcarmi su un volo con destinazione Calcutta per un viaggio in India. In INDIA???!!!!!
Non ci potevo credere. Alla fine era giunto anche per me quel momento che mi era sempre sembrato un miraggio. Finalmente potevo dire: Namaste India!
Ma continuavo a chiedermi guardando le nuvole sotto di me: “sarò davvero pronta?”
Poi ad un certo punto, un flash mi balenò per la mente. Oh no! Mi girai verso Lore seduto accanto a me mentre stava guardando tutto soddisfatto “Fury” in italiano dallo schermo 20 pollici della poltrona Emirates.
“Amoreeeee!!!!! Non ho prenotato l’hotel!!!!!”

Ecco ci risiamo!! La solita Serena: -decidotuttolastminute,nonvoglioavereobblighi,voglioessereliberadiscegliere-

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