Le mille e una notte

Quella piazza mi faceva sentire come Jasmine quando scappa dal palazzo reale per poter vedere come è il mondo là fuori. E poi incontra Aladin. No, non è che abbia incontrato Aladin a Marrakech, nè tanto meno ho trovato una qualche  lampada con il genio dentro. Ma quelle immagini di Jasmine, che per la prima volta in vita sua andava girovagando per il mercato rimanendo meravigliosamente affascinata da quel chiasso provocato da mercanti, incantatori di serpenti e cantastorie, mi tornarono alla mente proprio in quell’istante. Stavo vivendo molto probabilmente le sue stesse identiche emozioni, la prima volta che misi piede a Djemaa-el Fna.

 Al calar del sole la piazza  iniziò a riempirsi  e ad animarsi di bancarelle con ogni genere di mercanzia, mentre cantastorie, danzatori, musicisti, incantatori di serpenti, dentisti,  tatuatrici di henné facevano di tutto per attirare l’attenzione dei passanti. Questo spettacolo andava in scena tutte le sere su quella meravigliosa scenografia. Non avevo mai visto qualcosa così: quell’atmosfera magica e fiabesca profusa di profumi orientali, aromi speziati e luci soffuse, non poteva non conquistare il cuore del viaggiatore. Con una tazza di tè alla menta fumante tra le mie mani, seduta su una delle tante terrazze che si affacciavano sulla piazza, i miei occhi si stavano innamorando di quella città.

 Effettivamente tutto quel trambusto e quei profumi deliziosi che venivano dalla piazza mi avevano fatto venire l’acquolina in bocca. Era arrivato il momento di cedere alla tentazione delle mille prelibatezze cucinate alla brace dalle decine di bancarelle dislocate nel cuore di Djemaa El-fna.

Con Chiara, la mia compagna di avventura, e altre amiche marocchine, ci dirigemmo verso le bancarelle. Sedute in quella panca, circondate solo da gente del posto, immerse in quell’atmosfera pazzesca da mille e una notte, io e Chiara ci guardavamo negli occhi mentre con le mani portavamo alla bocca l’ennesimo pezzo di carne intriso di sugo e avvolto dal delizioso pane arabo. “Sere questa è la ciccia più buona della mia vita!” Mi disse Chiara con gli occhi lucidi dalla gioia e dalla felicità. Sarà stata l’atmosfera, sarà stato il fatto che mangiavamo con le mani, sarà stata la magia della piazza, ma io ero completamente d’accordo con lei:  la ciccia più buona di sempre!!! Ma in quella stessa notte ci accorgemmo che quella ciccia non solo era la più buona, ma anche la più infida di sempre: da quella sera in poi il resto della vacanza fu segnato per entrambe: non potevamo trascorrere più di un’ora lontano da un qualsiasi bagno.

Dovemmo rinunciare al nostro sogno di andare nel deserto a est, al confine con l’Algeria. In quelle condizioni non era il caso di allontanarsi dalla civiltà. Sentenziammo che avremmo visto le dune in Algeria, nel cuore del Sahara, in un viaggio futuro.

Le conseguenze di quella ciccia non  influenzarono la mia opinione su Marrakech. Tanto è vero che a distanza di undici anni ho deciso di tornarci con Lorenzo.

Un posto unico al mondo con una delle più suggestive piazze che abbia mai visto. E perdersi poi nell’intricato reticolo di stradine del Souk, mentre dalle decine di minareti nei dintorni riecheggiano i canti del Muezzin, è un must per chi visita questa splendida città.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: