Tra lemuri, baobab e piantagioni di vaniglia

Sospesa nell’oceano Indiano, tra Africa e Asia, rimasta isolata per 150 milioni di anni, quest’isola enorme ha un fascino indescrivibile. Sapori d’Africa con marcate note asiatiche, un eredità francese alle spalle, una flora e una fauna introvabili nel resto del pianeta, un popolo tranquillo, dedito alla pesca, all’allevamento e all’artigianato, pronto ad accogliere il turista di qualsiasi parte del mondo a braccia aperte, purché il suddetto turista sia consapevole che di fronte agli imprevisti del viaggio (e della vita) si debba rassegnare al fato, senza perdere la pazienza e senza essere esigente.

-Mora mora- appunto.

Piano, piano. Inutile stressarsi per qualcosa indipendente da noi. Andare avanti lentamente e trovare o aspettare una soluzione.

Lezione di vita.

Di tutto ciò logicamente non ne ero al corrente , quando decisi di andare in Madagascar.

Lo scoprii dopo.

Ma perché allora ad aprile del 2006 decisi di affrontare un viaggio in questa terra?

Sinceramente non me lo ricordo. So solo che avevo visto il cartone animato. E forse da lì mi partì un po’ l’idea. Ma non credo che quello sia stato l’unico motivo a farmi comprare quel biglietto aereo per Antananarivo. Dovevo averci studiato un bel po’ per giungere a quella decisione.

Probabilmente detti importanza al fatto che come  meta era ancora poco conosciuta e di conseguenza poco turistica. Inoltre l’entroterra possedeva delle peculiarità naturali uniche nel genere che avrebbero fatto da sfondo a qualche avventura nella foresta, mentre i 5000 km di spiagge bianche semi deserte lambite dall’oceano, sarebbero potuti essere  la location ideale per qualche giorno in totale relax, post avventura.

Insomma alla luce dei fatti, fu una decisione più che saggia quella di intraprendere un viaggio in Madagascar.

L’unico difetto di tale decisione: il costo del biglietto aereo. Purtroppo i nostri amici francesi sono gli unici ad operare voli su Antananarivo, e questo monopolio permette loro di non essere concorrenziali con il prezzo, dato che non c’è concorrenza appunto.

Ma una volta deciso di investire i vostri risparmi in un biglietto aereo Italia- Parigi-Antanarivo, il più è fatto.

Vivere là è decisamente economico. Forse la voce che inciderà di più per le vostre finanze saranno i trasporti interni, dato che per le lunghe distanze è preferibile prendere dei voli interni, o comunque noleggiare un auto, spesso con conducente.

Comunque niente di eclatante. Tutto fattibile in termini di costi.

Probabilmente  questo fu un altro dei fattori che mi convinse ad andare.

La povertà di Antananarivo mi sconvolse, forse perché non me l’aspettavo, ma alla fine scene simili li avevo riviste a San Paolo e a Salvador de Bahia. La città comunque non faceva al caso mio. E dopo un giorno ero già pronta per andare alla scoperta dell’ entroterra malgascio .

Impiegammo una settimana per percorrere 900 km. Impensabile al momento,  con i ritmi a cui sono abituata adesso. Tipo 2500 km in 10 giorni. Ma perlomeno avevo tutto il tempo per scoprire con la dovuta calma le meraviglie endemiche che il Madagascar aveva da regalarci.

Scoprimmo che ci sono lemuri che assomigliano a orsacchiotti e altri che sono più piccoli del pugno della vostra mano e che escono solo di notte, aggrappati a fili di erba. Incontrammo re Julian, il lemure catta, quello con la coda a strisce bianche e nere. Individuammo camaleonti di tutti i tipi che si nascondevano camuffandosi con vari colori in mezzo a quella natura straordinaria. Cascate dalle acque color smeraldo, canyon spettacolari, grotte e fiumi che scivolavano lungo impervie vallate, erano la regolarità. E poi i baobab. Quegli straordinari alberi simbolo di quest’isola. La leggenda narra che l’ultima cosa che Dio sistemò sulla terra, fu proprio il baobab. Ed era così stanco dopo tutto quel lavoro, che si sbagliò a porlo, piantando nel terreno i rami dell’albero, e lasciando in cielo le sue radici. E a me piaceva vederlo, così, come un albero rovesciato, con “le gambe per aria”, buffo e goffo nel suo apparire,ma forte nel suo essere, poiché uno dei pochi alberi a resistere alla siccità e alle temperature africane.

Il tutto accompagnato dai profumi esotici delle spezie africane, come la cannella,l’anice stellato e i chiodi di garofano. E sopratutto la vaniglia. Quei baccelli di quegli splendidi fiori color avorio, dalla bizzarra forma e dal profumo più dolce e gradevole che si possa desiderare.

Un viaggio profumato. Tra piante, fiori e animali che sembrano essere usciti dalla fantasia di un bambino.

Un viaggio da ripetere.

 

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