Trekking in Nepal: lezioni di vita in alta quota.

Se c’è un paese al mondo che può saziare la voglia di camminare e fare trekking, quel paese si chiama Nepal. Non lasciatevi spaventare dalla sua fama: non necessariamente dovrete affrontare altitudini da capogiro e dormire en plein air per 15 giorni. Ci sono anche trekking meno impegnativi ma altrettanto affascinanti.

Prendete me, per esempio: era il mio primo trekking in assoluto della mia vita, avevo poco tempo, ed il mio livello era decisamente PRINCIPIANTE. Ho elencato tutti questi fattori all’agenzia di viaggio alla quale mi sono rivolta a Kathmandu, la Himalayan Trail Finder che collabora con l’agenzia Viaggia con Carlo, fondata da un italiano. E loro sono stati prontissimi a mostrarmi 3 alternative di percorsi. Il trekking Poon Hill ha vinto sugli altri. Ed è anche quello che vi consiglio vivamente se avete come me certi “parametri ” da rispettare ma avete voglia di fotografare maestose montagne innevate senza perdervi l’opportunità di visitare piccolissimi villaggi tipici.

Poon Hill non è altro che un punto panoramico di 3210 mt slm che si trova nel circuito del più grande e più famoso trekking dell’Annapurna campo base. Da questo point view  ammirerete un’ alba indimenticabile su alcune delle vette più alte al mondo.

Il trekking dura 5 giorni in cui vengono percorsi circa 60 km e nei primi tre giorni si affronta un dislivello di circa 2100 mt. I Sentieri si snodano tra foreste di rododendri nelle altitudini più elevate, mulattiere e risaie quando inizierete a scendere verso valle. Attraverserete anche alcuni torrenti grazie ai ponti tibetani. Incontrerete villaggi Cheetri e Gurung e imparerete la semplicità di queste persone nel vivere la loro quotidianità tra le vette dell’Himalaya.

La notte prima del trekking, l’emozione non mi fa dormire.

Il primo giorno partiamo da Pokhara in auto per arrivare con un’ora di viaggio a Nayapul, 1050 mt sopra il livello del mare. Da qui inizia l’avventura a piedi! Dopo un’ora di cammino arriviamo a Birethanti dove si svolgono le pratiche burocratiche per il permesso di entrata nell’Area Protetta dell’ Annapurna. Un’altra ora e mezzo di cammino per arrivare a Thikedhunga. Incrociamo bambini che vanno a scuola a piedi saltellando per le mulattiere e donne che mi regalano timidi sorrisi. Dopo il tramonto, alzo gli occhi al cielo: sopra la mia testa il cielo stellato più bello della mia vita, senza dubbio. Da solo vale il trekking ed il viaggio in Nepal. Anche l’immaginazione fatica a creare così tanta bellezza. Indimenticabile.

Secondo giorno faticoso ma emozionante. Una mulattiera in salita conduce a Ulleri dopo due ore di cammino. C’è sempre qualcuno che ti offre una tazza di tè caldo per rifocillarsi. Non posso che ricambiare con generosi sorrisi la loro ospitalità, oltre che a lasciare qualche rupia di mancia. Entrare in contatto questa gente genuina e semplice mi riempie il cuore di felicità e mi sento definitivamente completa di tutto.  Da qui, 2070 mt slm, vedo le prime vette: Machapuchare, detta anche Fishtail (6993 mt), Annapurna South (7291 mt). Si prosegue fino ad arrivare a Ghorepani, un piccolo villaggio  che ci accoglie con una scritta Welcome. La nostra Guesthouse si affaccia su una terrazza che non ha uguali: vista diretta sull’ Himalaya, se solo non ci fossero le nuvole a coprire il tutto. Poi, d’improvviso, le nuvole si aprono davanti a me, per farmi dono della maestosità delle vette più alte del mondo. Vorrei poter fermare il tempo.

Il terzo giorno inizia prima dell’ alba. Una camminata di un’ora in salita per arrivare al punto panoramico che nomina il trekking: Poon Hill appunto. Se il meteo è dalla vostra , assisterete ad un’alba mozzafiato sulle vette dell’ Annapurna sud, l’Annapurna 1 e il Dhaulagiri. Non sono così fortunata. Nuvole e pioggia mi fanno compagnia in questo momento. Mi sento ugualmente un pò padrona del mondo. Anche se 3210 mt non sono tanti, per me sono un traguardo e non sarà certo la pioggia a rovinare questo momento. Dopo una meritata colazione inizia la discesa fino a Tadapani, 2590 mt slm. Adesso il sole è venuto fuori e le vette innevate dell’Himalaya mi fanno compagnia per gran parte del persorso. Cammino con il sorriso sulle labbra. Per tutto il tempo. Cerco di non perdermi neanche un istante di tutto ciò che sto vivendo. Cerco di immagazzinare nel mio cuore e nella mia mente tutte le immagini che vedo e le emozioni che provo. Il villaggio dove pernottiamo è piccolissimo. Peperoncini e pannocchie a seccare al sole. Donne che fanno il bucato. Bambini che si rincorrono e ridono come matti. Ringrazio il cielo per avermi dato la possibilità di vivere tutto questo.

Quarto giorno. La luce dell’ alba entra dolcemente dagli scuri delle finestre. Capisco che oggi, a differenza di ieri mattina, il cielo è limpido. Esco dal sacco a pelo e prendo la mia Canon. Mi catapulto giù dalle scale in pigiama e vado in cortile. Questa volta riesco a vederla l’alba. Riesco a vedere i raggi del sole che si riflettono sulla candida neve bianca irradiando le montagne di una dolce tonalità pesca. La ragazza della guesthouse mi porta il caffè per scaldarmi. Con la tazza bollente tra le mie mani, seduta per terra, rimango a fissare questo spettacolo che la natura mi regala. Felice come un bambino la mattina di Natale. Il sole adesso è più alto. E’ giunta l’ora di rimettersi in moto. Mi rendo conto che siamo quasi alla fine. Una notte ancora e poi tutto questo non ci sarà più. Tornerò alla normalità, se la vita nelle città del Nepal si può chiamare normalità. Oggi si scende. Si scende tra rododentri e prati fioriti. Ogni tanto nella fitta foresta, altre volte baciati dal sole.  Sento il silenzio degli alberi che mi avvolge e cerco di liberare la mente da ogni pensiero per ascoltare e godermi questo silenzio. Ghandruk è veramente delizosa. Un villaggio Gurung spesso location di set fotografici. C’è un piccolo museo che illustra i metodi di coltivazione di questa etnia. C’è un colorato monastero tibetano, con un monaco buddista dallo sguardo saggio e profondo che spiega i dipinti. Ci sono bambini ovunque che escono correndo dai vicolini o che giocano a pallone tra galline e gatti. E ci sono ancora l’Annapurna sud, l’ Annapurna 3, il Machapuchure a fare da sfondo a queste scene di vita.

Quinto e ultimo giorno di trekking. La tristezza si fa sentire e già so di quanto mi mancherà questa pace estrema. Ma non voglio pensarci, voglio godermi l’ultimo giorno. Scaccio la malinconia e decido di fotografare quanto più possibile da qui fino all’ arrivo a Nayapul. Non è possibile imprimere le emozioni, ma cercherò di fermare quante più immagini possibili. Si scende inesorabilmente. E mentre scendo, anziani signori trasportano pesanti carichi sulle loro schiene, distribuendo il peso anche sulla testa e bambini pascolano muli. Intorno vallate di risaie costellate da piccoli villaggi. Se solo potessi fermarmi qui per un pò e disintossicarmi dalla nostra quotidianità….

Eccomi. Sono a Nayapul. Ritorno alla normalità.

Già la normalità. Ma quale è la normalità?

Forse sono i bimbi in ciabatte che saltellano per le ripide mulattiere per andare a scuola e donne nelle loro colorate vesti intente a setacciare il riso sotto la pioggia scrosciante.  Forse la normalità è il profumo dell’olio che la giovane madre usa per scaldare il piccolo davanti ad un semplice focolare, quel piccolo che tra 3/4 anni, davanti alla silhouette della catena dell’ Himalaya, giocherà con niente ridendo ugualmente a crepapelle per la felicità. La normalità potrebbe essere anche sentire l’odore della foresta dopo una pioggia monsonica e sentire il calore del timido sole che spunta dalle nere nuvole che sembrano non vogliano dare tregua, ma che invece lasciano spazio anche ad un tenue arcobaleno. Ascoltare il silenzio della foresta interrotto dal rumore del vento e dal suono fragrante dei ruscelli e vedere le nuvole aprirsi improvvisamente per regalare scorci indimenticabili. Forse anche questa può essere la normalità.

Di sicuro lo è qua, tra queste vette himalayane. Ma non è la nostra. Noi, sopraffatti come siamo nel nostro piccolo mondo, dai nostri piccoli pensieri, noi non riusciamo neanche ad immaginare una normalità del genere. Noi ci rinchiudiamo nella nostra piccola realtà, cerchiamo di muoverci e farci spazio nella nostra piccola giungla per cercare qualcosa. Senza capire che basta salire su un albero e vedere la totalità della foresta per capire dove è ciò che stiamo cercando.

Ho imparato tanto da questa esperienza. Ho imparato alcune delle più importanti lezioni di vita.

Ho imparato a non mollare anche quando si è stanchi. Che se la meta è quella, bisogna raggiungerla in tutti i modi.

Ho imparato che dopo una salita, c’è sempre una discesa.

Ho imparato ad ascoltare il silenzio e le parole della natura.

Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri e i pensieri degli altri.

Ho imparato che il mio mondo non è così piccolo. Il nostro mondo è estremamente immenso.

2 commenti su “Trekking in Nepal: lezioni di vita in alta quota.

  1. Grazie per avere condiviso la tua esperienza. Il trekking in Nepal dev’essere un’emozione unica che spero di vivere il prima possibile. Ciao! 🙂

    Mi piace

    • Ciao Alice. Effettivamente è stata una delle esperienze più emozionanti di viaggio mai fatte, e la consiglio vivamente a tutti, perché oltre a scoprire posti meravigliosi e emozioni uniche, si ha anche la possibilità di aiutare in maniera sostenibile gli abitanti dei villaggi. Ormai sono passati due anni dal terremoto ed è quasi tornato tutto alla normalità. Per la popolazione nepalese è stata davvero dura in questi anni, e proprio per questo non dobbiamo abbandonare questo paese ma continuare a viaggiarvi. Non vedo l’ora di leggere i tuoi racconti quando tornerai da questa esperienza!

      Liked by 1 persona

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: