Qualcosa di prezioso.

-Eppure la strada per tornare a casa deve essere questa. Non l’ho mai fatta, ma da qualche parte mi porterà.-

Penso questo, nel momento in cui sto imboccando la strada che mi dovrebbe ricondurre a Siena. Poi d’improvviso vedo qualcosa di geologicamente improbabile. Sulla mia sinistra una duna di sabbia: sulla sommità c’è la spiaggia bagnata dal mare. -Che cosa anomala- Penso tra me e me. Neanche il tempo di terminare il pensiero, e mi accorgo che qualcosa non va. Dalla duna sta adesso scendendo una cascata d’acqua e si sta riversando sulla strada che sto percorrendo. -improvvisamente acqua planning con la mia 500. Non riesco a tenere la macchina sulla strada, slitta da tutte le parti, provo a non toccare il freno ma non so davvero come fare. -NO! non è acqua planning! – L’acqua adesso arriva agli sportelli!! -Oh mio Dio!!! Che sta succedendo?? – Qualcosa non va, si capisce. Se sono capitata in un cavolo di ruscello, beh, non sono proprio in grado di guadarlo. Con questa macchina poi. Finirò spiaccicata a qualche palo o albero sulla banchina della strada. Sempre che esista una strada.

Poi l’inatteso.

La cinquecento inizia letteralmente a galleggiare e si inabissa di muso in quello che credo sia una voragine della terra colma d’acqua. Andiamo giù a picco, io e la 500. Adesso  intorno a me solo acqua. Non capisco come sono rifinita lì. E’ successo tutto in un attimo. Ma una cosa la capisco: devo uscire dalla macchina o morirò annegata. Provo ad aprire lo sportello. Niente, come già temevo. Il finestrino non si abbassa. Inizio ad agitarmi dentro la macchina, a tirare calci, gomitate e cazzotti al vetro del finestrino. Solo dispendio di energie. Questi goffi tentativi non servono a niente. E’ arrivato il momento di prendere consapevolezza di ciò che sta succedendo: sto per morire annegata.

L’idea di morire annegata mi ha sempre spaventato da morire. Eppure mi sta succedendo. Penso a quanto soffriranno Lorenzo, la mia famiglia, i miei amici veri. Soffriranno tantissimo e sono così dispiaciuta di dover dare loro questo dolore. Se solo non avessi preso quella strada…. Potrei dire loro quanto li amo, quanto sono grata nei loro confronti per tutto ciò che hanno fatto per me, potrei spiegare loro quanto sono speciali e quanto io sia stata fortunata ad averli avuti nella mia vita.

Già, se solo…. Rassegnati Serena. Chiudi gli occhi, tranquillizzati e addormentati per sempre con il ricordo dei loro sorrisi….. Stai…..serena.

Poi una fitta forte al petto. Apro gli occhi di scatto. Sono sola sul mio letto sudata. Sento di avere un po’ di tachicardia. Credo sia normale. Più che un brutto sogno, lo chiamerei un brutto incubo. Un brutto scherzo che mi ha giocato questa calda notte di giugno.

Non ce la faccio a riaddormentarmi. Vado a lavoro. Sono un po’ scossa dall’incubo. Ma adesso ho rafforzato ulteriormente una consapevolezza, caso mai la vita non mi abbia già dato sufficienti esempi per rafforzarla. La consapevolezza che questa vita è un dono prezioso. Per quanto è preziosa, può essere anche effimera. Oggi puoi esserci e domani non più. È duro da ammettere, ma è così. A volte mi chiedo se siamo noi fortunati che andiamo avanti o se sono gli altri sfortunati. Voglio dire, qual è la regola? Vivere o soccombere alla morte in un qualsiasi momento della vita? Per come stanno andando le cose ultimamente, sono molto incerta sulla risposta. Ormai la vita non è più un valore.  Attentati terroristici, omicidi, vendette personali o bravate che sfociano in tragedie sono il nostro pane quotidiano. Se si è fortunati e abbastanza resistenti si continua a vivere, altrimenti si soccombe.

Mettiamola sul piano del fato. Mettiamo che io nel sogno non abbia avuto modo di scegliere altre strade e che il mio destino era già scritto. Sono stata sfortunata, nel sogno.

Ma adesso sono qua a scrivere, e voi a leggere. Siamo fortunati. Già. Ma per quanto siamo fortunati, non ce ne rendiamo conto. Sempre a  sottovalutare questa cosa chiamata vita. Magari a volte anche a maledirla. A non dargli importanza. A trattarla con superficialità. Che voglio dire, noi alla fine conosciamo solo la vita. Della morte non sappiamo niente. E se vogliamo e desideriamo fare qualcosa la dobbiamo fare adesso, adesso che siamo in vita. Dopo non sappiamo se e  cosa ci sarà concesso.

Così stamani, mentre vado a lavoro, sono scossa ma felice. Scossa perché ho sentito cosa si prova quando ci rendiamo conto che stiamo per dire addio alla vita. Felice perché potrò dire alle persone che amo quello che penso. Felice perché posso ancora amare. Felice perché posso ancora ridere, immaginare e sognare. Felice perché posso tentare di far diventare quei sogni realtà. Felice perché ancora posso viaggiare e vedere sorrisi e sguardi di ogni tipo che mi riempiono immensamente di serenità, in ogni angolo di mondo.

Potrei versare fiumi di parole su questo argomento. Ma non è questo il posto giusto. Il mio blog, se così si può definire, o questo abbozzo di blog, parla di Viaggi. E per oggi direi che sono andata nettamente fuori tema.

Ma avevo voglia di condividere con voi il mio incubo e i pensieri che ne sono scaturiti.

Che insomma, sono viva e fortunata e da oggi mi impegnerò ancora di più ad amare, a realizzare i miei sogni, a depennare i desideri dalla mia bucket list. Mi impegnerò a viaggiare e a scoprire il mondo con gli occhi di una persona che ama scoprire.

Gia’, perché ho tra le mani questa cosa meravigliosa chiamata VITA.

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