Capitolo 3: Imprevisti? Una routine in Guatemala!

E adesso? come faremo a tornare indietro?- mi domando in questa piovosa sera di febbraio. Mi dondolo sull’amaca appesa al gigantesco tetto di bambù  e palma dell’ Utopia Eco resort e poi guardo Lore, Giulia e Fede. Anche loro si stanno rilassando sulle amache fissando l’intreccio di palme del soffitto. Chissà se stanno pensando la stessa cosa.

Siamo a Semuc Champey. Un paradiso terrestre nel cuore del Guatemala: un fiume sotterraneo che riaffiora in superficie per creare delle piscine naturali turchesi e smeraldo. Una specie di Eden.

Due giorni fa rivare fino a qui è stata un’impresa degna di nota. E Non ci siamo posti il problema che, se magari è stato difficile arrivare, sarà complicato anche ripartire. Ci siamo limitati semplicemente a rimanere a bocca aperta per il panorama  mozzafiato che si è presentato ai nostri occhi: completamente immersi nella natura, tra foreste, piantagioni di cacao, corsi d’acqua e qualche capanna disseminata qua e la’. Senza segnale e senza Wi-Fi.

Per due giorni ci siamo dimenticati del resto del mondo.

Ma il resto del mondo stasera è tornato a fare capolino, perché domani abbiamo in programma di ripartire, e viene spontaneo chiedersi come faremo nuovamente ad affrontare la strada per tornare indietro.

L’ennesimo tuono e ci guardiamo tutti un po’ preoccupati. Ne sono sicura, adesso stiamo pensando tutti la stessa cosa. Il giorno da queste parti c’è il sole, ma la notte piove a dirotto. Sarà per questo che qui è tutto verde e rigoglioso. Solo che tra stanotte e domani mattina non ci sarà un giorno di mezzo. Non ci sarà il sole ad asciugare la strada. E non ci saranno altre strade se non quella pista di terra e fango che abbiamo percorso due giorni fa per arrivare fino a qui. Dobbiamo affrontarla, in un modo o nell’altro. Se io e Giulia saremo di troppo con i nostri zainoni, chiederemo un passaggio fino a Lanquin con il primo pick up che passa. Magari Lore e Fede con meno peso riusciranno a tenere meglio le moto sul fango. In fin dei conti sono solo 15/17 km che ci separano non da una strada asfaltata, ma da una strada imbrecciata, che perlomeno ci permetterà di guidare in condizioni decenti. E’ solo questione di affrontare questi km, poi da Lanquin  sarà una passeggiata. Nella peggiore delle ipotesi potremmo caricare anche le moto su un pick up. Ma questa soluzione si rivelerebbe sicuramente più complicata. Speriamo di non averne bisogno.

Mentre andiamo a dormire nella capanna sotto una pioggia scrosciante, ci auguriamo con tutto il cuore che  non piova anche domani mattina.

I raggi del sole mattutino entrano dalla finestra priva di scuri, e i rumori della natura anche. Apro gli occhi. Come inizio non c’è male- penso. Perlomeno c’è il sole. Carichiamo le borse sulle moto che sono nel piazzale antistante la salita, o discesa a seconda dei punti di vista, che conduce all’ Utopia. Di sicuro questa, noi zavorrine, ce la dobbiamo fare a piedi. La salita ha una pendenza incredibile e anche se è in parte piastrellata con pietre, è scivolosa.

Mentre la percorro, mi rendo conto di quanto anche stamani sia difficile stare in piedi su queste pietre. Mi ritorna in mente l’impresa di due giorni fa e le parole che avevo appuntato sul mio diario la sera dell’impresa.

-Mai vista una strada così.Fango. Solo fango alternato a tratti di pietra scivolosa. Ormai alle pozzanghere non ci faccio neanche più caso. la moto va via di posteriore che è una meraviglia. La catena è intrisa di fango ed emette dei rumori metallici che preannunciano l’ennesima fuoriuscita. La situazione peggiora, sono sicura che se rimango anche io sulla moto scivoliamo. Preferisco andare a piedi. avere 70 kg meno, io e il Gigante Buono ( il mio fido zaino) aiuterà di sicuro Lore a tenere la moto in piedi. Giusto per questo tratto di strada. Poi, come se la strada finisse improvvisamente. ci affacciamo sul ciglio. Non è la fine della strada ma l’inizio di una discesa improponibile. Scendo di nuovo. Rischio di scivolare anche a piedi, tanto è il fango che ho sotto le scarpe. Ogni tanto butto un occhio a Lore che è davanti a me con la moto. Sta scendendo in prima. Il freno posteriore ce lo siamo giocati tutto stamani mattina. Eccoci: riusciamo ad arrivare tutti sani e salvi nel piazzale antistante la struttura Utopia. Già proprio un ‘Utopia questo posto. Uno dei luoghi più incredibili mai visti.-

Arrivati tutti in cima alla salita. Risaliamo  sulle moto. Pronti. Partiamo. Ma qualcosa non va. Lo sentiamo subito io e Lore. Sembra di pattinare su una pista intrisa di olio. La moto scivola di continuo e anche se Lore è abilissimo  a riprenderla più volte, alla fine vince lei. Perdiamo  l’equilibrio definitivamente e la moto si appoggia  sulla mulattiera scoscesa e fangosa. Non ci facciamo male io Lore, ma abbiamo il morale a terra. Come facciamo adesso??? Le gomme sono messe malissimo ed è veramente impossibile tenere su la moto. Io mi avvio a piedi. Lore rialza la moto e riparte. Lo vedo che scuote la testa con fare nervoso. Lo conosco fin troppo bene. Quando fa così c’è qualcosa che non va. E adesso è palese. Lo vedo scivolare e riprendere la moto Per più volte. Più  che una strada sembra una pista di ghiaccio. -non ce la farà- penso. Poi d’improvviso lo vedo andare più sicuro. Se prima a piedi avevo un’ andatura  più veloce della sua, adesso mi sta staccando notevolmente. Si gira e mi fa cenno di salire. E’ finita la pietraia scivolosa ed è iniziata la pista di fango. Perlomeno adesso le gomme non perdono di continuo aderenza. Adesso viaggiamo come quando siamo arrivati. Le capanne si fanno più fitte. Ci siamo. Eccoci a Lanquin. Un’  entrata in paese vittoriosa, con le mani alzate e un sorriso al cielo. Siamo felicissimi!!! Ci meritiamo tutti un bel caffè! Da adesso in poi sarà una passeggiata.

La tappa finale della giornata sarà Flores, una piccola cittadina sul lago Peten Itza. Probabilmente oggi sarà la tappa più lunga del viaggio. Da Lanquin proseguiamo. Per arrivare a Flores abbiamo due possibilità. O tornare indietro verso Coban e allungare di molto la strada, o andare avanti prendendo una specie di scorciatoia. Anche se il ragazzo dell’Utopia resort ce l’ha sconsigliata, decidiamo comunque di intraprendere questa strada. Ci farà risparmiare una settantina di km. Dopo quello che abbiamo vissuto in mattinata niente ci potrà più scoraggiare.

Ma ci sbagliamo.

Quelli che ci aspetta va oltre ogni più fervida immaginazione .

Dopo una quindicina di kilometri su una strada asfaltata nuova di zecca, inizia una strada a sterro che si trasforma in un sentiero di campo e che si snoda in una piantagione di mais. La grandezza della careggiata è veramente ridicola… a mala pena riuscirebbe a passare una macchina. Come ha fatto Google Map a segnalarla come strada per Flores??? Ma le sorprese non finiscono. Se pensavamo di aver affrontato il peggior tratto di strada questa mattina, ci sbagliavamo di grosso. La strada di campo adesso si allarga per trasformarsi in una sassicaia di pietre sconnesse e appuntite. Prima o poi bucheremo. Ne sono sicura. Ma non possiamo permettercelo. Siamo in mezzo a degli altipiani e c’è una capanna ogni 20 km. Trovare un pinchazo (il gommaio) sarebbe davvero dura. Dobbiamo procedere a 10 km orari per evitare che succeda il peggio. Ma a questa velocità la strada è davvero infinita. Non arriveremo mai. E non abbiamo idea per quanto chilometri ancora dobbiamo sopportare tutto questo. Non ce la facciamo davvero più. La stanchezza si fa sentire, i dolori per i continui sussulti e vibrazioni ci mettono ko. I nervi sono a fior di pelle. Adesso capisco perché il tipo del resort ci aveva sconsigliato questa strada. Se solo avessimo scelto l’altra! Non passa nessuno da qui. Siamo solo noi. E ogni tanto incrociamo qualche contadino a piedi con il machete.

Poi all’improvviso due uomini in mezzo alla strada. Tendono una fune per non lasciarci passare. Siamo obbligati a fermarci. Vogliono un dazio per poter passare da lì. Hanno una pala in mano e ci fanno capire che dobbiamo pagarli perché loro stanno lavorando per sistemare la strada. In realtà non stanno facendo un bel niente. E poi quella a loro sembrerebbe  una strada sistemata? Di sicuro è la più disastrata mai fatta in vita mia!Diciamo che aspettavano solo qualche mal capitato per poter pelare qualche soldo. In fin dei conti in questo posto dimenticato da Dio, uno le regole se le fa a modo suo. Una specie di anarchia. Tanto chi lo verrebbe a sapere? Ma hanno trovato le persone sbagliate. Non abbiamo intenzione di dare niente a questi due loschi tipi. Li incitiamo più volte a tirar giù la fune. Ma niente. È un duro braccio di ferro. Alla fine acceleriamo e partiamo e loro non possono fare altro che mollare la fune per non cadere. Proseguiamo, turbati dall’accaduto. Forse abbiamo rischiato un po’ troppo per qualche spicciolo. Potevano avere un machete anche loro da qualche parte. Ci è andata bene.

Improvvisamente, quando ormai non ci speriamo più, ecco la sorpresa più bella della giornata: l’inizio di una strada asfaltata!  Di nuovo le braccia al cielo!!! Ce l’abbiamo fatta!! Siamo troppo felici…. canto da sotto il casco per la gioia! Adesso il peggio è davvero passato! Un centinaio di km su asfalto e saremo a Flores! Vorrei piangere per la gioia.

Davanti ai nostri occhi sfilano paesaggi diversi. Dalla foresta siamo passati all’altopiano, e adesso siamo scesi in pianura. Alberi con dei bellissimi fiori rosa si susseguono chilometro dopo chilometro. Viaggiamo ad 80 km/h e devo dire che oggi proprio non ci sono abituata a questa velocità. Che strano però, stiamo andando un po’ forte, ma comunque Fede e Giulia dovrebbero tenere il nostro passo. Teniamo d’occhio lo specchietto retrovisore. Ma non c’è traccia di loro. Non ci resta che tornare  indietro per cercarli.

Oh no! Non ci posso credere!! Hanno bucato nuovamente la gomma posteriore, quella che li aveva lasciati a piedi anche due giorni prima!! L’ultimo paese lasciato alle spalle è a 15 km ed il prossimo a 25 km!! Non possiamo spingerla come abbiamo fatto l’ultima volta quando il Pinchazo era a solo due km da noi…. Dovremmo smontare la ruota , così che Lore la possa caricare sulla sua moto e portarla all’ ultimo villaggio passato. Ma ci manca proprio la benedetta chiave del 13 quella che serve per smontare la ruota e per rimettere la catena che fuoriesce di continuo alla moto mia e di Lore! Insomma senza chiave non si può fare niente. Io e Lore risaliamo in moto. Torniamo indietro per cercare aiuto. Troviamo la guardia forestale, spieghiamo la situazione e poi chiediamo se ci possono aiutare. Nada. Non riescono proprio ad aiutarci. Un tizio lì vicino che ha sentito tutto, dice di conoscere un Pinchazo che sta proprio da queste parti. Lo chiamerà, così che potrà venire a soccorrerci dove si è fermata la moto.

Ritorniamo dai nostri compagni di viaggio con la bella notizia. Aspettiamo speranzosi. 5, 10,15 minuti. Ma del Pinchazo neanche l’ombra. In compenso ci sono delle nuvole minacciose all’orizzonte.

Poi uno scooter tutto scassato ad una velocità ridicola rallenta ulteriormente e si ferma.  Ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Forse è lui il Pinchazo che ha chiamato il signore. Ed invece no. Dice di non fare il gommista  di mestiere. Beh…… al diavolo il pinchazo!!! -Si! Abbiamo bisogno di aiuto… ce la trovi una chiave del 13????-

Non ci possiamo credere…. ha davvero una chiave del 13 nel suo scooter sgangherato che si chiama Crypton!!! Finalmente una buona notizia! Iniziano così a smontare la gomma sul ciglio della strada. Il nostro uomo della chiavetta del 13,mandato probabilmente dalla divina provvidenza, si prende in braccio la ruota e sale sulla moto con Lore per tornare all’ ultimo paese e cercare un pinchazo. Non possono prendere Crypton perché è scassato e va troppo troppo piano. E poi Lore è un po’ il mio supereroe. Meglio che stia lontano dalla criptonite….

Questa lunga e dura giornata sembra non volerci dare tregua. Io, Giulia e Fede Siamo accanto alla moto ad aspettare Lore e l’Uomo della chiave del 13. Siamo su una strada deserta che attraversa una pianura interminabile di campi. A differenza di prima qua non c’è un albero, un cartello, niente. Aspettiamo. Improvvisamente la minaccia delle nuvole nere non è più solo una minaccia. Ma diventa realtà. Si abbatte su di noi un temporale intensissimo, che dura una decina di minuti. Non possiamo fare niente. Se non abbassare la testa e prendere tutta l’acqua a scroscio che cade. Non so se ridere o se piangere. È tutto così assurdo: sto abbracciando il Gigante Buono per evitare che la pioggia possa penetrarvi dentro e rovinare la mia Canon, mentre decine di secchiate d’acqua si stanno rovesciando su di me, in questo luogo sperduto e dimenticato del Guatemala.

Altri 10 minuti e tornano il sole e Lorenzo. Arrivano così L’ arcobaleno e la ruota sistemata. Rimontiamo e ripartiamo. Grazie signore della chiave del 13, e grazie Crypton per aver condotto il tuo padrone da noi.

Il sole che è uscito non basta ad asciugarci. Ormai si è fatto tardi e la notte sta prendendo il sopravvento. Guidare sulle strade guatemalteche di sera è davvero impegnativo e rischioso: non c’è illuminazione, il manto stradale è disconnesso e pieno di buche, e loro non guidano certo come Senna. La giornata è stata impegnativa e non ci ha risparmiato affatto. Prima che succeda ancora qualcos altro, decidiamo di fermarci nel primo paese che incontreremo. Mancano 40 km a Flores, ma da queste parti 40 km si percorrono in un’infinità di tempo.

Il paese che incrociamo è un paesino anonimo,  polveroso e frequentato da commercianti e camionisti . Vediamo un albergo. Non è un gran che…. anzi l’aspetto non è per niente invitante…. ma da queste parti non c’è molto da scegliere. Camminiamo per strada per cercare qualcosa per cenare e notiamo lucchetti e catene importanti ad ogni porta. Addirittura ai citofoni. Non è molto sollevante, considerando il fatto che in giro a parte noi e due ubriachi non c’è nessun altro, ed il paese è completamente al buio… mangiamo velocemente delle Fajitas in una bancarella e torniamo in hotel. Prima di andare a letto ci mettiamo a sedere sui divani nel corridoio delle camere, per fare un briefing della stramba giornata. Passano degli uomini, che non hanno un fare proprio raccomandabile. Hanno le camere accanto alle nostre. Entrano ed escono di continuo dalle loro stanze. Lore e Federico vengono distratti da loro. Seguo il loro sguardo per capire cosa stanno fissando.

Oh mamma!!!! Questi uomini sono armati di kalasnikov e pistole!!!!

Ne arrivano altri. Capiamo che sono camionisti. Forse sono armati per difendersi dagli assalti che possono accadere sulla strada.

Bene.

Direi che è giunta l’ora di mettere fine a questa pazzesca giornata andando a dormire. Non sarà certo facile prendere sonno sapendo che il mio vicino di stanza è armato manco fosse in guerra.

Però una volta che riuscirò a prendere sonno, non vorrò essere disturbata fino a domani mattina.

Quindi per evitare qualsiasi intoppo e variazione di programma, sposterò il pesante divano che abbiamo in camera davanti alla porta della stanza.

Così. Giusto per evitare altri imprevisti.

Buonanotte.

 

 

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